Agatha Raisin e il veterinario crudele di M. C. Beaton


Descrizione

Agatha Raisin, una cinquantenne imperfetta e per questo adorabile, che ha deciso di chiudere la propria società di PR per ritirarsi in campagna, è in dubbio se restare a Carsely o abbandonare tutto e tornare a Londra. La vita nei Cotswolds è un po' noiosa e i suoi tentativi di ammaliare James Lacey, il suo affascinante vicino, falliscono uno dopo l'altro. Nel frattempo scopre che in paese è arrivato un nuovo veterinario, nella cui sala d'aspetto c'è sempre una lunga fila di donne... Un po' per competizione, un po' per far ingelosire James, Agatha porta il suo sanissimo gatto a fare una visita e ne esce con un invito a cena. Ma la storia dura poco perché il veterinario muore in seguito a un incidente. Morte accidentale o omicidio? L'unico modo che Agatha trova per riallacciare i rapporti con James è quello di convincerlo che giocare ai detective può essere divertente. Il gioco comincia...

Recensione

Irriverente, rompiscatole, fastidiosa e perennemente a fare domande, Agatha è la protagonista di una serie di gialli divertenti e molto accattivanti.
Smessi i panni di Pr agguerrita Agatha lascia Londra per trasferirsi nei tranquilli Cotswolds dove la vita le appare parecchio noiosa, ma dove scopre un tipo di vita più rilassante e familiare. Naturalmente l'arrivo di un aitante veterinario scuote un po' gli animi femminili, tanto che un nutrito gruppo di donne comincia a frequentare l'ambulatorio con la scusa di far visitare i propri animaletti domestici. Naturalmente Agatha decide di portarci il suo gatto, anche perché l'uomo su cui ha posato gli occhi sembra non accorgersi di lei e quindi vuole trovare qualcuno che la distragga dai suoi sogni romantici. Il veterinario in questione però nasconde tanti segreti e naturalmente farà una brutta fine e Agatha non si farà scrupoli di ficcare il suo nasino negli affari degli altri per trovare i colpevoli anche rischiando la propria vita.
Ho trovato il romanzo godibile, è scritto in modo semplice, ma brillante e capace di far ridere e divertire.
Agatha Raisin è una forza della natura, combina pasticci e guai a non finire, ma non si può non amare. incarna numerosi difetti umani, non è decisamente un'eroina perfetta, ma è proprio questa sua caratteristica che mi attrae di più, inoltre mi piace molto anche le descrizioni dell'ambiente fisico in cui vive, un ambiente amichevole e familiare dove tutti si aiutano e si prendono cura di chi è in difficoltà o in pericolo come accade ad Agatha e dove fioriscono pettegolezzi di ogni sorta con donne che si disputano continuamente i pochi scapoli della zona. E' una lettura piacevole, utile per trascorrere i pomeriggi festivi di questa calda primavera.

Tu leggi? Io scelgo! ...#1 Magari domani resto di Lorenzo Marone




Ho deciso di partecipare ad una nuova iniziativa  mensile pensata da Chiara e Rosaria. La regola è molto semplice: scegliere un libro da un blog fra quelli che partecipano a questa rubrica, Leggerlo e recensirlo.
Per il mese di Aprile random mi ha assegnato il blog di Chiara e la mia scelta è ricaduta su un libro di Marone .



Descrizione

Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l'avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l'affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All'improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l'occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po' d'ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?

Recensione

Può capitare a volte di leggere un libro solo perché si è deciso di partecipare ad una iniziativa e rimanere a bocca aperta. Si deve scegliere tra tanti libri, e allora perché non provare con Magari domani resto? Ne hanno parlato così bene...
E ci si ritrova a divorarlo, a voler sapere a tutti costi come va a finire, ad amare i personaggi, a commuoversi ad ogni pagina e a dover fare scorta di fazzoletti.
Il libro è ambientato a Napoli. Luce, la protagonista, è una tosta, crescere nei Quartieri Spagnoli le ha indurito l'anima e  il corpo, la resa abbastanza forte da sopportare tutti i dolori che la vita le ha inferto, ha sofferto per l'abbandono del padre.

Certe volte mi pare di essere solo il risultato di quello che ho vissuto. Sono un insieme di abbandoni.

Il fratello se ne è andato e con la madre ha uno strano rapporto fatto di silenzi e rancori.
E poi c'è, o meglio c'era, la nonna di cui Luce ha un ricordo bellissimo, una dona sempre pronta ad aiutarla, comprenderla e capirla.
Napoli però è una città dura, che non fa sconti a nessuno e Luce si deve scontrare ogni giorno con la sua realtà e inizia ad esserne stanca, a sentire il desiderio di andarsene, di cercare altrove quella stabilità che la sua città non le offre perché se nel suo lavoro di avvocato è abbastanza dura, nella vita al di fuori dello studio si sente sola, come se il mondo andasse avanti senza rendersi conto che c'è anche lei.
La vita può però riservare sempre delle sorprese ad un certo punto Luce si ritroverà circondata da persone con cui fino a poco tempo prima nulla aveva a che fare e per lei è una nuova rinascita, un nuovo modo di affrontare la vita e forse allora si potrebbe anche pensare di rimanere in una Napoli sgarruppata, dove si parla un dialetto a volte incomprensibile, ma anche divertente, una città con un'ironia tutta sua, dove le cose belle possono arrivare quando meno te lo aspetti, dove anche una rondine può dare un significato di verso alla tua vita e puoi incontrare l'amore quando meno te lo aspetti.
E mentre Luce ti racconta la sua vita ridi e piangi. Sono questi i libri che mi piacciono di più, i libri che quando finisco mi fanno pensare, che mi lasciano sospesi come se i personaggi avessero ancora qualcosa da dire, perché dietro a quel Magari domani resto sai già che c'è un futuro tutto da scrivere.

           In fondo, quante vite ognuno di noi può vivere? se non proviamo, non lo sapremo mai...

In un periodo in cui Luce non è convinta della direzione che ha preso la sua vita, ha la fortuna di costruire attorno a sé  una specie di nuova famiglia e non sarebbe male sapere dove tutto questo la porterà, perché Luce, attraverso le parole di Marone ha il potere di entrarti nell'anima e nel cuore, ritrovandosi così a tifare per lei e ad essere un pochino più soli terminato il libro.

Le famiglie speciali non esistono Kevin, esistono le persone speciali. Con un po' di fortuna qualche volta se ne incontra una. Ed è già tanto.


Qui sotto allego il calendario delle recensioni che potete trovare sugli altri blog che aderiscono all'iniziativa.



L'uomo del labirinto di Donato Carrisi


Descrizione

L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita.
Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto.
Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro.
Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito.
Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine… E questa è l’occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo.
Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede.
L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni.
E ora è scomparso.

Recensione

Ho letto questo libro in pochissimi giorni, seduta sulla mia poltrona preferita con il mio gatto sulle gambe a farmi compagnia. L'inizio mi ha messo ansia: una ragazzina rapita e sparita nel nulla fa sempre tenerezza, ci si comincia a chiedere cosa ne sarà di lei e come andrà a finire la storia, insomma roba da toglierti il sonno, ma il ritmo del libro ti incalza , vai avanti a leggere, dimenticandoti che, avendo una famiglia tua, dovresti anche preparare la cena (mannaggia quanto è fastidioso questo vizio di mangiare) e mentre leggi scopri a quali aberrazioni può arrivare il genere umano e cominci a farti domanda del tipo: ma chi me lo ha fatto fare? Sai anche che, se non prosegui nella lettura non avrai punti utili per la challenge, quindi, anche se la storia ti fa impressione, leggi e basta!

La natura umana era capace di genio e bellezza, ma anche di generare abissi oscuri e nauseabondi come quello che si era rinchiuso davanti ai suoi occhi.

Questo è il secondo libro che leggo di Carrisi. Come mi era già capitato per il primo mi sono affezionata a  uno dei personaggi. l'investigatore Genko, con le sue sofferenze, le sue manie è ben tratteggiato, è un uomo che ha scelto la solitudine, non ha famiglia, il suo lavoro è tutto e vuole scoprire a tutti i costi chi ha imprigionato Sam, la ragazzina rapita e sparita nel nulla per 15 anni aiutandosi con vecchie pratiche e con internet, scavando soprattutto nel Deep Web. Il tutto avviene correndo enormi rischi per la propria salute, già di per se precaria. A rendere il tutto ancora più cupo la vicenda si svolge in una città dove il caldo soffocante costringe la popolazione a vivere di notte, e il buio della notte diventa quasi una costante in questo libro, perché i minori scomparsi che poi vengono ritrovati o riappaiono inspiegabilmente vengono spesso segregati in tane sotterranee e una volta fuori è come se rinascessero, ma non sono più gli stessi e vengono perciò chiamati "figli del buio".
E nel libro quanti figli del buio ci sono? Quanti sono i bambini scomparsi? Alternando il racconto della vicenda di Sam a quello delle ricerche di Genko non si vede l'ora di arrivare alla fine. 
Eh già, la fine, e a quel punto parte la voglia di imprecare, perché Carrisi è bravo, anzi bravissimo a tenere alta l'attenzione del lettore, a catturarlo, imprigionarlo nel labirinto del titolo e facendogli chiedere:"E adesso come ne esco?", perché questo libro ti tiene sospeso e ti attrae pur non sapendo come spiegare o accettare un finale che si può ritenere aperto a varie interpretazioni.
Comunque sia è un libro la cui lettura consiglio vivamente anche se Carrisi mi ha fatto arrabbiare. Purtroppo crea dipendenza e soprattutto ti fa capire come il mondo sia pieno di mostri dalla parvenza innocua e quindi ancora più pericolosi.

La pietà dell'acqua di Antonio Fusco


Descrizione

È un ferragosto rovente e sulle colline toscane ai confini di Valdenza viene trovato il corpo di un uomo, ucciso con una revolverata alla nuca, sotto quello che in paese tutti chiamano "il castagno dell'impiccato". Non un omicidio qualunque, ma una vera e propria esecuzione, come risulta subito evidente all'occhio esperto del commissario Casabona, costretto a rientrare in tutta fretta dalle ferie, dopo un'accesa discussione con la moglie. Casabona non fa in tempo a dare inizio alle indagini, però, che il caso gli viene sottratto dalla direzione antimafia. Strano, molto strano. Come l'atmosfera di quei luoghi: dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, dalle acque del lago è riemerso il vecchio borgo fantasma di Torre Ghibellina, con le sue casupole di pietra, l'antico campanile e il piccolo cimitero. E fra le centinaia di turisti accorsi per l'evento, Casabona si imbatte in Monique, un'affascinante e indomita giornalista francese. O almeno, questo è ciò che dice di essere. Perché in realtà la donna sta indagando su un misterioso dossier che denuncia una strage nazista avvenuta proprio nel paesino sommerso. Un dossier scottante, passato di mano in mano come una sentenza di morte, portandosi dietro un'inspiegabile catena di omicidi. E tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sui colli, Casabona sarà chiamato a scoprire che cosa nascondono da decenni le acque torbide del lago di Bali. Qual è il prezzo della verità? E può la giustizia aiutare a dimenticare?

Recensione

Una volta finito questo libro avevo le lacrime agli occhi per la commozione.
E' il secondo libro di Fusco che leggo e se il primo mi è piaciuto, questo l'ho adorato. La vicenda e i suoi personaggi mi sono entrati nel cuore e non mi lasciano più.
Due omicidi, un suicidio. Che legame c'è tra queste morti? Solo una pistola usata dai nazisti per compiere una delle loro tante insensate stragi durante la seconda guerra mondiale. Ma cosa è realmente successo quella notte? All'ombra di un paesino sommerso per anni dalle acque di una diga invidia, gelosia e un amore non corrisposto hanno causato la morte di persone innocenti e per avidità di potere politici non troppo corretti hanno taciuto la verità.

C'è  tutto un mondo nascosto, fatto di persone che agiscono nell'ombra, che non ha mai voluto che si indagasse sui crimini di guerra commessi in Italia.

Ogni tanto però, la verità, anche attraverso strade tortuose può riemergere, e allora finalmente si può fare giustizia. Anche perché c'è sempre qualcuno che ha dei ricordi ben precisi.

Katherine fino ad allora non aveva detto una parola. era ancora voltata verso il lavabo quando aggiunse: "La memoria è una condanna per gli uomini, commissario".
Poi si girò e continuò con il suo lieve accento inglese: "Un lusso che non ci dovrebbe essere concesso. Nonostante i buoni propositi, finisce sempre per alimentare l'odio. La memoria è pericolosa, se poi non abbiamo la capacità di dimenticare. Ma come si fa a dimenticare il male assoluto?".

E' una storia che mi ha colpito in maniera particolare. La figura del commissario Casabona mi piace sempre di più. E' un uomo corretto, tutto d'un pezzo, al contrario di altri poliziotti che pur di fare carriera sono disposti a schiacciare sotto i piedi la propria madre, il nostro commissario persegue solo l'idea di arrivare a risolvere un caso per il piacere di rendere giustizia alle persone che ne hanno un disperato bisogno, perché è la disperazione che muove il nostro il nostro assassino e un desiderio di vendetta che non ha eguali. 
E per questo motivo Casabona è probabilmente destinato a non fare carriera, a rimanere dov'è, alle prese con assassini, a dedicare anima e corpo a quello che più gli piace, senza scendere a compromessi. un vero poliziotto, certo non privo di difetti, e infatti lo troviamo alle prese con seri problemi familiari, ma per quanto riguarda il suo lavoro non cede mai.
Fusco ci regala quindi un uomo forte, con un certo spessore, non solo, ogni singolo indizio che troviamo nel libro ha una sua collocazione precisa, frasi, pensieri quasi lasciati per caso sulle pagine hanno un loro significato, persino quando un contadino sostiene di aver visto un fantasma...
E ogni frase spinge il lettore ad andare avanti, pagina dopo pagina si vuole arrivare alla verità e alla fine, quando ci si riesce si rimane un po' più soli, perché Casabona è diventato ormai un amico a cui si affiderebbe anche la propria vita.
 A questo punto non mi resta che ringraziare Laura per avermi consigliato la lettura dei libri di Fusco.

Passano i secoli, ma a fare la storia sono sempre uomini che ammazzano altri uomini.

Questa volta leggo...#3 La vita in un istante di Gabrielle Zevin






Torna l'appuntamento con la rubrica Questa volta leggo ideata da Dolci (Le mie ossessioni librose), Chiara (La lettrice sulle nuvole) e Laura (La libridinosa).

L'obiettivo per il mese di Aprile era Leggere un libro pubblicato nel 2018.

Io ho scelto La vita in un istante di Gabrielle Zevin.



Descrizione

Aviva Grossman ha ventun anni e un'unica colpa: essersi innamorata di un importante uomo politico. Ma, quando quella relazione diventa di dominio pubblico, i media non hanno pietà: travolta da una valanga di accuse, illazioni e (falsi) moralismi, Aviva non trova comprensione neppure nella famiglia ed è costretta ad allontanarsi dalla Florida e a cambiare nome, nella speranza che il tempo cancelli le tracce del suo errore. Se non il perdono, almeno l'oblio... Tredici anni dopo, Jane Young abita in un paesino del Maine con la figlia Ruby. Ha una bella casa, un buon lavoro, una vita tranquilla. Ma tutto cambia quando Ruby inizia a fare ricerche sul padre, che lei non ha mai conosciuto. Nell'era di Internet, nulla si cancella e, ben presto, Ruby si trova di fronte a una verità sconcertante. Possibile che sua madre abbia mentito a tutti sulla propria identità e sul proprio passato? Ruby deve sapere. Perciò scappa a Miami, alla scoperta delle sue origini. E così anche Jane sarà costretta ad affrontare il fantasma di Aviva... Col suo stile delicato, ironico e sorprendente, Gabrielle Zevin ci racconta cosa significa essere donna nel mondo di oggi, un mondo in cui agli uomini è concesso tutto, mentre le donne sono ancora giudicate a ogni passo. Un mondo in cui basta un istante per stravolgere una vita. Ma anche un mondo che si può - che si deve - affrontare a testa alta, con coraggio e determinazione, per affermare il proprio diritto alla felicità.


Recensione

Ho iniziato ad apprezzare Gabrielle Zevin l'anno scorso quando lessi La misura della felicità. Mi piacque molto e anche questa volta non mi ha deluso.
Il personaggio principale, Aviva, è una giovane donna che compie l'enorme sbaglio di innamorarsi di un Membro del Congresso Americano, è in pratica una sorta di Monica Lewinsky dei giorni nostri, che finisce alla ribalta per l'errore di un attimo, l'istante appunto del titolo.
Basta poco insomma per rovinarsi la vita: un post su di un blog, trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, una parola di troppo.
E la vita è fatta di istanti più o meno piacevoli, di doni inaspettati, di tasselli che uno dopo l'altro la riempiono di regali, doni, ma anche di problemi, ma ogni tassello che compone il puzzle complicato della propria vita, in un'epoca in cui i social media la fanno da padroni, può emergere in tutta la sua gravità e rovinare l'esistenza di una persona e quella delle persone che le stanno accanto.
Sono gli errori di un istante, ma che posso determinare tutto il corso di una vita e le proprie scelte.
Aviva lo sa, lo ha sperimentato sulla propria pelle e sono ancora più pesanti quando influiscono sulla vita della figlia perché ritornano, riemergono e non basta cambiare nome o città, loro ci sono sempre, impressi a fuoco nell'animo umano e nella mente delle persone.
Zevin ci dà, attraverso un racconto fluido, chiaro, dal linguaggio semplice con personaggi ben caratterizzati, con descrizioni precise e puntuali, la misura di quello che può accadere quando compiamo scelte sbagliate lasciandoci trasportare dall'impeto del momento.
Dal mio punto di vista è un libro che nasconde una specie di monito, una storia di facile lettura dall'impatto notevole sulla coscienza e che ci ricorda quanto possa essere fragile l'animo umano, fragilità che in pochi sappiamo affrontare e accettare.
Direi che la vita di Aviva, con le sue scelte sbagliate non è stata per niente semplice, anche se alla fine comunque riesce a riscattarsi, perché malgrado tutto, è capace di attingere ad una sua grandissima forza interiore, la forza tipica di una donna che deve risollevarsi e combattere per difendere se stessa e la figlia.

Se volete leggere anche le altre recensioni di questa iniziativa vi allego il calendario delle recensioni delle ragazze con cui collaboro. Vi assicuro che sono tutti libri molto interessanti.

                                                        


Il canto dell'elefante di Wilbur Smith



Descrizione

Vibrante e solenne come una preghiera, il canto dell'elefante risuona da millenni nelle distese africane, sospeso tra l'azzurro assoluto del cielo e la cupola delle foreste pluviali. Daniel Armstrong è cresciuto ascoltando quel canto e ha tentato di svelarne il mistero nei suoi documentari, vere dichiarazioni d'amore per una terra sensuale e selvaggia. Poi ha visto arrivare individui spietati che hanno cominciato a torturare la sua terra, squarciandone il petto in nome del dio denaro. Ora la vera Africa chiama a raccolta le forze oscure che la popolano ed eleva di nuovo il suo canto, un canto che diventa grido di ribellione e vendetta, l'urlo di un popolo intero e della terra che lo ha generato.

Recensione

Daniel Armstrong conosce molto bene l'Africa, ci è nato, vissuto per anni e ne è diventato il portavoce per quanto riguarda la difesa del suo equilibrio ecologico. Ne ha parlato a lungo nei suoi libri e nei suoi documentari, ama la sua terra selvaggia e insieme a Johnny Nzou, un suo caro amico, cerca di proteggere il parco nazionale di Chiwewe e suoi elefanti. All'ombra del parco però, uomini avidi e privi di coscienza si stanno dando da fare per impadronirsi di quanto più prezioso possa offrire un elefante: l'avorio, e di un vasto territorio per sfruttarne le enormi ricchezze: il legname prezioso e il platino. Per questo Daniel, dopo aver perso il suo migliore amico ucciso insieme alla sua famiglia, si ritroverà implicato in intrighi e pericoli a non finire. L'Africa allora si svela in tutta la sua magnificenza e pericolosità 
Non ci sono solo gli animali a rendere precaria la vita dell'uomo sulle rive dei fiumi o nelle enormi foreste equatoriali, ma anche uomini e donne avidi disposti a tutto per il proprio interesse.
E' un libro interessante: Smith è un ottimo conoscitore del continente africano. Bellissime sono le descrizioni della natura selvaggia, sembra quasi di poter toccare con le proprie mani i fiori, gli animali, di nuotare nei fiumi o di sentire sulla propria pelle l'acqua delle piogge equatoriali per quanto è tanta la sua bravura nell'evocarle. Si percepisce la sua preparazione storica e geografica, da' un quadro perfetto delle lotte politiche intestine e dei gravi problemi che ogni stato del continente ha dovuto affrontare nei secoli, dell'incapacità di altri di sfruttare le proprie risorse a vantaggio delle popolazioni e soprattutto delle lotte tribali, che spesso contribuiscono all'instabilità di una nazione consegnandola nelle mani di avidi imprenditori stranieri che per il proprio interesse economico uccidono animali portando sull'orlo dell'estinzione numerose specie, sfruttano le risorse avvelenando fiumi e tagliano immense foreste alterando il clima e le precipitazioni favorendo così la desertificazione di immense aree del continente.
In tutto questo Daniel Armstrong rappresenta una sorta di speranza di salvezza. E' il giornalista, lo studioso che con le sue riprese e i suoi libri dovrà dare un'idea precisa di quello che accade in questo continente al mondo intero. Partendo dagli elefanti e dal loro meraviglioso canto correrà pericoli indescrivibili per aiutare il continente in cui è nato e difendere ciò in cui crede.

Il branco si affollava intorno a loro per partecipare al banchetto. Le lunghe proboscidi serpentine si torcevano e oscillavano, i macelli finivano nelle gole, e si sentiva un suono sommesso che sembrava riverberare nelle grandi masse grigie. Era un rombo dai molti toni, inframmezzato da squittii gorgoglianti appena udibili per l'orecchio umano, Era uno strano coro di soddisfazione, cui partecipavano anche gli animali più giovani: un suono che sembrava esprimere la gioia della vita e confermare il legame profondo che univa tutti i membri del branco.
Era il canto degli elefanti.

La storia di Daniel si snoda tra traffici illeciti non solo dell'avorio, ma anche di uomini sfruttati nei campi di lavoro, elefanti uccisi nelle zone sacre delle foreste dove la superstizione affonda le sue radici dalla notte dei tempi, incontri amorosi e diplomatici corrotti.
Tra finzione e realtà è una vicenda incalzante, un libro notevole, ma deve essere letto da chi ha uno stomaco forte perché purtroppo, e questa è la caratteristica che meno mi piace dei libri di Smith, c'è tanta violenza descritta nei minimi particolari e che mi ha impedito per anni di leggere qualcosa di suo, dopo aver divorato molte delle sue opere più importanti tra i 20 e i 25 anni!

Poi l'elefante emise un suono, un rombo sommesso nel profondo del ventre, un suono palpitante nella gola. Era il canto degli elefanti. Il maschio cantava nella foresta per scoprire se quello di cui sentiva la presenza era un altro elefante oppure un nemico mortale.