I frutti del vento, di Tracy Chevalier


Titolo: I frutti del vento
Autrice: Tracy Chevalier
editore: Neri Pozza 
Data di pubblicazione: 28 gennaio 2016
Pagine: 249, Brossura
Costo: cartaceo € 17,00 eBook € 9,99

Descrizione:

Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell'Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut. La legge dell'Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi. Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura con dedizione i suoi meli. Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare. La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero. Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma della moglie di James, Sadie, esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera. Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, "I frutti del vento" è un'opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.


Recensione:

James Goodenough lascia la fattoria dove è nato in Connecticut per trasferirsi insieme alla sua famiglia in Ohio in una zona paludosa, chiamata appunto la Palude Nera.
In questa zona malsana vorrebbe ricostruirsi una vita e creare un frutteto, ma in realtà si ritrova ogni giorno a combattere per la sua sopravvivenza e quella della sua famiglia perchè l'aria e malsana e il terreno non è proprio l'ideale per far prosperare le sue preziosissime piante di mele verso cui riserva tutto il suo impegno di agricoltore, non solo, la malaria uccide a poco a poco tutti i suoi figli e la fatica, la malattia e il fango esasperano gli animi di James e della sua famiglia a tal punto che con la moglie i rapporti sono pessimi.

Come al solito la Chevalier è riuscita ad incantarmi con la sua scrittura, ma mentre per altri libri la lettura scorreva liscia come l'olio, questa volta ho faticato un po' per colpa dei personaggi principali.
Ho trovato James Goodenouh assurdo, anche se devo dire che, rispetto alla moglie Sadie, ha più forza di volontà: vuole avere il suo frutteto, lotta ogni giorno contro le avversità della natura e contro una moglie che le mette i bastoni fra le ruote e riesce a ottenere qualche risultato anche a costo di grandi fatiche, ma l'antipatia verso Sadie è cresciuta pagina dopo pagina.
Sadie è orribile, è un'alcolizzata, fedifraga, poco materna nei confronti dei figli che usa per assecondare i suoi capricci, è indolente, fastidiosa, cattiva e non sono mai riuscita a provare empatia nei suoi confronti. Come personaggio non mi è proprio piaciuto e devo dire che la Chevalier è stata molto abile nel dipingerla così negativamente.

Ho apprezzato molto invece la parte in cui ha descritto la vita di Robert, uno dei figli che ad un certo punto lascia la famiglia per trovare lavoro altrove e la piccola Martha che avrà un ruolo chiave nella vita di Robert.

E' un libro incentrato soprattutto sugli alberi, sulla loro conoscenza, sul modo di coltivarli e sui giardini. Unendo tali tematiche ai drammi familiari dei Goodenough la Chevalier ha creato una bella storia prendendo spunto anche dalle figure di John Chapman, ambientalista statunitense che aveva l'abitudine di piantare meli e William Lobb, botanico britannico che introdusse in Inghilterra numerose piante provenienti dalle Americhe.

L'ho trovata una lettura interessante come spesso mi capita con i libri di questa scrittrice. Le sue storie non sono mai scontate, sono sempre ben documentate e i personaggi ben delineati.
Gli ambienti colpiscono per le loro descrizioni, come sono ben descritte le difficoltà e i problemi che un'epoca come quella in cui agiscono i nostri personaggi presentava quotidianamente: gli spostamenti faticosi per via delle strade poco curate e spesso impervie, le malattie, i parti difficili.
Il linguaggio spesso rozzo e volgare rende i personaggi ancora più vivi e si ha un'idea precisa anche del loro ceto di appartenenza.

Non lo considero un vero capolavoro, come ho detto prima ho faticato un po' a leggerlo, ma lo consiglio perchè offre uno spaccato interessante della vita negli Stati Uniti nell''800, Sadie a parte!


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