Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni


Titolo: Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi
Autore: Maurizio De Giovanni
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 12 giugno 2012
Pagine: 206, Brossura
Costo: cartaceo € 12,00 eBook 5,99

Descrizione:

Napoli, marzo 1931, mentre un inverno particolarmente rigido tiene la città stretta in una morsa di gelo, un assassinio scuote l'opinione pubblica per la ferocia con cui il crimine è perpetrato e per la notorietà del morto. Il grande tenore Arnaldo Vezzi viene trovato cadavere nel suo camerino al Teatro San Carlo prima della rappresentazione de "I Pagliacci", la gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. Artista di fama mondiale, amico del Duce, uomo egoista e meschino: a ricostruire la personalità della vittima e a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini e temuto dai sottoposti per il suo carattere chiuso ed enigmatico, Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino "vede i morti" - ma solo chi muore di morte violenta - , coglie la loro immagine nell'ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole; "il Fatto", come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini. 

Recensione:

Arnaldo Vezzi, uno dei più grandi tenori al mondo, viene trovato privo di vita nel suo camerino presso il teatro San Carlo di Napoli. Non era un uomo facile: dispotico, arrogante, riteneva il resto del mondo inferiore a lui; spietato con le donne che impazzivano per lui, le prendeva e le lasciava come se fossero oggetti. Pessimo elemento, era bravo a leccare i piedi ai potenti; idolatrato dal Regime era ammirato dal duce in persona. Il vicequestore Garzo, arrivista, delatore e grande sfruttatore delle capacità investigative dei sottoposti chiede al commissario Ricciardi di investigare e trovare l'assassino.

E' la prima volta che leggo un libro di De Giovanni. Ne ho sentito parlare molto e sempre bene. Ho conosciuto blogger che hanno per lui una vera e propria cotta ed è per questo motivo che ho deciso di lanciarmi e ho capito perché piace così tanto.

De Giovanni ha creato un personaggio incredibile: Ricciardi è caparbio, preciso con un'attitudine particolare che porta come un marchio sull'anima, una vera e propria dannazione: sente il dolore di chi è morto in modo violento, li vede e ascolta  le loro ultime parole.
Ricciardi ha poi una personalità complessa e travagliata, non ha amici, non ha una donna, viene isolato dai colleghi, tiene le distanze da tutti, ma sa fare bene il suo lavoro cercando in modo ossessivo possibili moventi ascoltando più e più volte i testimoni per assicurare alla giustizia l'assassino.

Il tutto avviene in una Napoli che si sta ingrandendo, sferzata dal vento che muove in cielo nuvoloni carichi di pioggia. Il cielo è nero, come a sottolineare ancora di più il dolore percepito da Ricciardi e il crudele omicidio; la Napoli del nostro commissario è fatta di quartieri desolati, ambulanti e venditori, ragazzi che si rincorrono per le strade, mendicanti e assassini, è una città che ribolle di passioni e emozioni come il mare che, agitato dal vento, si infrange rumoroso sugli scogli.

Lo stile di De Giovanni è accurato: le descrizioni degli ambienti sono dettagliate come del resto è dettagliata la caratterizzazione dei personaggi. I suoi periodi brevi sono capaci di incantare il lettore, è comunicativo, la percezione di ciò che vuole dire è immediata. E' piacevole leggere le vicende di Ricciardi, un personaggio che fa inevitabilmente breccia nel cuore di chi lo incontra per la prima volta. La sua solitudine, il fatto che sente il dolore altrui non possono non colpire il lettore che inizia ad amarlo fin dalle prime pagine, e anche se con il soprannaturale io non vado molto d'accordo, Ricciardi mi ha stupito positivamente e siccome dal libro si evince che è innamorato mi sono ritrovata a fare il tifo per lui ed Enrica, soprattutto perché un uomo così tormentato ha diritto ad un po' di felicità. E' un uomo che mi ha fatto tenerezza, mi auguro che nei libri successivi De Giovanni gli abbia regalato qualche attimo di serenità.


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